L’interpretazione in tv: vecchie e nuove ipotesi di ricerca

 

Gabriele Mack

Università di Bologna

 

1.1         Oggetto e definizioni

 

Ai fini di questa presentazione intendiamo per “interpretazione” sia l’attività (professionale), sia il prodotto delle mediazione orale svolta da almeno un individuo poliglotta tra almeno due persone (interlocutori primari) che non conoscono (a sufficienza) la lingua dell’altro interlocutore primario. Si tratta pertanto di una forma di comunicazione interlinguistica mediata, svolta 'per conto terzi' (ovvero come servizio) da un individuo al quale sono riconosciuti un ruolo e uno status particolari. Questa comunicazione, che può avvenire in diverse modalità, si svolge comunque sempre in una situazione comunicativa in cui il messaggio che giunge all’interprete per essere mediato (il suo input) è di natura prevalentemente orale, e quindi lineare-sequenziale, e di solito irripetibile, mentre la produzione linguistica dell’interprete (il suo output), in prevalenza se non esclusivamente orale, è in genere destinato a una fruizione immediata e anch’essa irripetibile. La funzione dell’interprete nella nostra società è vincolata per convenzione da una norma basilare di equivalenza (l’assioma del fidus interpres, secondo cui ‘l’interprete riproduce fedelmente quanto detto dall’oratore’; cfr. Harris 1990), il che si ripercuote sulle caratteristiche sia del suo ascolto che della sua produzione linguistica. Questo ascolto dovrà essere ‘attivo’ e non selettivo in quanto l’obiettivo comunicativo non è quello di un ascoltatore comune (raccogliere informazioni pertinenti, farsi un’opinione su un oratore o prepararsi a un’eventuale replica, per fare solo alcuni esempi), bensì di ‘reagire’ in modo molto peculiare all’enunciato dall’interlocutore primario, producendone cioè la replica in un’altra lingua. Dall’interprete gli interlocutori principali si attendono infatti per convenzione una produzione 'imitativa' di un discorso altrui, nella quale l'interprete si sostituisce all'oratore di turno a tutti gli effetti, usando come lui la prima persona singolare.

Le modalità ‘tecniche’ in cui l’interpretazione può essere svolta sono sostanzialmente due:

a) Nell’interpretazione simultanea (IS) la produzione di un interlocutore primario e dell’interprete si sovrappongono (e che quindi in genere presuppone l’uso di ausili tecnici come microfoni, cuffie, cabine isolate acusticamente e canali separati per le varie lingue).

b) Nell’interpretazione consecutiva (IC) la produzione dell’interprete (eventualmente aiutato da apposite note) è nettamente separata da quella dell’interlocutore primario[1], e in genere viene effettuata su unità testuali della durata di svariati minuti[2]. Sotto il profilo storico, la modalità consecutiva è senza dubbio la variante più ‘antica’, svolta come “attività spontanea dell’individuo bilingue” al servizio di altri individui. A spiegare questa forma di interpretazione, andata avanti in forma sostanzialmente inalterata fino all’inizio del nostro secolo, si presta molto bene l’ipotesi delle natural translation e del native translator di Harris (1977) e Toury (1984 e 1986) - di chi cioè traduce e acquista una certa professionalità in questo campo mediante l’esperienza e il feedback dell’ambiente nel quale/per il quale agisce. Per motivi di tempo la modalità consecutiva è oggi raramente usata nei grandi convegni internazionali, ma non è mai stata abbandonata a livello diplomatico e commerciale, e si sta potenziando in contesti relativamente nuovi come il community interpreting e anche l’interpretazione per la televisione. L’interpretazione simultanea invece, nata negli anni trenta, si è diffusa rapidamente nel secondo dopoguerra. Rappresenta un tentativo di razionalizzazione del processo e di ottimizzazione del rapporto costo-beneficio (scarsità del fattore tempo), frutto di una divisione del lavoro spinta. Rimasta sostanzialmente invariata per quasi mezzo secolo, oggi si trova confrontata con un progresso tecnologico rapidissimo che ne sta cambiando pesantemente le caratteristiche. L’interpretazione televisiva sotto questo profilo può fornire spunti preziosi per analizzare questi cambiamenti. A questo fine appare di grande interesse anche la cosiddetta interpretazione bisbigliata o chuchotage, una forma ibrida che si potrebbe descrivere come simultanea senza attrezzature tecniche oppure miniconsecutiva senza note. In questo caso l’interprete si trova direttamente accanto agli interlocutori e traduce a mano a mano che l’oratore parla (in contemporanea o a spezzoni brevissimi), modulando il volume della sua voce secondo il numero di persone che lo stanno ascoltando in un dato momento.

 

1.2 Motivi di interesse dell’interpretazione per la linguistica applicata

 

Da quanto esposto finora, appare evidente che una forma di comunicazione così peculiare come l’interpretazione possa essere di grande interesse per la linguistica applicata. Tuttavia nel panorama della ricerca in questo campo, i lavori che vedano impegnati dei linguisti, magari a fianco di ricercatori che provengono dalla prassi professionale, sono purtroppo abbastanza rari.

I punti di vista da cui l’interpretazione è stata e può essere studiata sono molteplici: come fenomeno cognitivo (incentrato sull’interprete), linguistico (incentrato sugli enunciati di partecipanti primari e interprete) e comunicativo complesso e 'artificioso' (in cui interviene anche lo studio di situazione e contesto comunicativi).

 

Sotto il profilo cognitivo e linguistico, la sovrapposizione almeno parziale di fasi che in altre forme di comunicazione linguistica rimangono distinte impone all’interprete un bilanciamento dinamico continuo di diverse attività cognitive, con una distribuzione variabile della sua attenzione tra:

- ascolto ed elaborazione dell'input (input visivo non sempre garantito, input acustico di qualità più o meno buona, enunciati sintatticamente più o meno lineari e coesi, semanticamente più o meno densi e prevedibili/noti, contestualizzati e coerenti),

- memorizzazione temporanea di parti dell'input (esigenza in parte connaturata al processo, in parte imposta dalle convenzioni comunicative: in simultanea, la disambiguazione dell’input e la pianificazione della produzione impongono un décalage o time-lag variabile di alcuni secondi, in consecutiva all’interprete può essere richiesto di riprodurre discorsi lunghi anche quindici o più minuti sulla sola base delle proprie note)

- produzione dell'output (pianificazione e articolazione di un discorso ‘semiautonomo’ che deve competere con la presenza ingombrante del discorso originale nell’altra lingua, necessità di autofeedback).

 

Alle caratteristiche già enunciate per l’interpretazione in generale, l’interpretazione in televisione aggiunge aspetti peculiari particolarmente interessanti che invitano a studiarla come fenomeno sociale, e quindi non più come fenomeno comunicativo relativamente autonomo, circoscritto e dalle convenzioni abbastanza ben definite (al gruppo di interlocutori coinvolti, ai partecipanti presenti a un congresso) bensì parte di un prodotto complesso (il messaggio televisivo) e della sua messa in scena. Alcuni fattori di particolare interesse sono i seguenti:

- in televisione la già accennata divisione del lavoro si fa ancora più spinta (con importanti conseguenze su ruolo e funzione attribuiti all’interprete);

- la mediazione linguistica per la televisione ha notevoli implicazioni economiche (per esempio relative alla distribuzione internazionale dei prodotti televisivi; cfr. le osservazioni sulla ‘language industry’ in Sager 1993 e i calcoli sulle proporzioni dei costi in Luyken 1988: 1 ora doppiata 10.000 £, voice-over 1.000 £, sottotitolatura 500 £)

- la mediazione linguistica mette in atto rapporti e interazioni complessi e ha ripercussioni importanti su autorevolezza e credibilità del messaggio e del mezzo televisivo stesso.

 

Date queste caratteristiche, stupisce che l'interpretazione abbia finora suscitato un interesse tutto sommato scarso da parte della linguistica, ma anche della psicologia, di altre scienze cognitive e della ricerca sulla comunicazione televisiva, pur essendo stata riconosciuta appunto come potenziale banco di prova per verificare ipotesi e teorie sulla comprensione e produzione del linguaggio dai pochi autori non-interpreti che in Italia se ne sono occupati e che hanno parlato (nel caso della simultanea) di

"operazione mentale e linguistica fra le più complesse e affascinanti" (Marello 1988: 177). Secondo altri l’interpretazione ha già provato la sua "enorme potenzialità euristica ... come situazione-test per delineare teorie e verificare ipotesi sulla comprensione e sulla produzione del linguaggio" - potenzialità queste "legate al carattere di processo on line che hanno le attività sia di interpretazione (da testo orale a testo orale) che di traduzione (da testo orale a testo scritto) simultanea" (Cipolli 1982: 261). Già nel 1978 G.B. Flores D’Arcais al Simposio NATO di Venezia intitolato “Language, Interpretation and Communication” aveva osservato che

"Many of the contributions are indicative of the still very initial stage of our knowledge of the psychological processes of interpretation. Given the fascinating aspects of the skill of the interpreter, one is amazed by the lack of interest of the behavioural sciences at large for this skill. (...) Yet, the task [of simultaneous interpretation] could be a paradigmatic case for testing theories on language understanding, on language production, etc. (...)

(T)here are probably very few "real life" situations which are more similar to a laboratory of psychological experimentation than the situation of the interpreter in a conference booth, both for the control of external variables and for the "artificiality" of the task in comparison to normal linguistic perfomance." (Flores D'Arcais 1978: 386 e 393).

 

 

2. L’interpretazione come fenomeno comunicativo

 

I contesti che richiedono l’intervento di interpreti si diversificano e di conseguenza l’interpretazione (anche in letteratura) viene suddivisa in sempre più numerose categorie tipologiche. Queste in genere si basano su un solo criterio distintivo tipico, che può riguardare (a) la modalità, (b) il luogo, contesto o destinatario dell’interpretazione, (c) il canale o codice usato o altri criteri ancora.

Così in letteratura oltre alle già menzionate forme di interpretazione simultanea, consecutiva e sottovoce o chuchotage (a) si incontrano tra l’altro le categorie interpretazione di conferenza, interpretazione di trattativa o liaison interpreting[3], interpretazione di comunità o community interpreting[4], interpretazione di tribunale o forense, interpretazione militare, interpretazione parlamentare; legal o court interpreting, teleinterpretazione, téléinterprétation o remote interpretation[5], interpretazione in o per i media/la tv/la radio, interpretazione turistica[6] e interpretazione per non udenti (b) nonché l’interpretazione in lingua dei segni, quella telefonica o "traduzione in linea"’[7] e le forme interpretazione via satellite o satellite interpreting (c).

Questi tipi di classificazioni lasciano tuttavia spesso insoddisfatti, perché raggruppa in modo arbitrario aspetti analoghi o profondamente diversi delle singole varianti.

 

Appare dunque interessante identificare una griglia più complessa di elementi tra cui poter scegliere di volta in volta quelli più utili per caratterizzare e distinguere tra loro le varianti di interpretazione che si intendono confrontare tra loro. Abbiamo scelto a questo scopo le variabili tipiche di ogni forma di evento comunicativo identificate da Hymes[8], che ne da una lista di 16 elementi, suddivisi in 8 categorie fondamentali (le cui iniziali formano l'acronimo SPEAKING):

 

Components of speech

 

Situation                            3. setting                                                      4. scene

Participants                       5. speaker, sender                                         6. addressor 

                                        7. hearer, receiver, audience                          8. addressee

Ends                                 9. purposes-outcomes                                   10. purposes-goals

Act sequence                    1. message form                                           2. message content

Key                                  11. key

Instrumentalities                12. channels                                                 13. forms of speech

Norms                              14. norms of interaction                                 15. norms of interpretation

Genres                             16. genres

 

Per alcune di queste categorie abbiamo identificato, a titolo esemplificativo, alcuni aspetti caratteristici dell’interpretazione in televisione, confrontandola con altre forme prototipiche che abbiamo chiamato (1) interpretazione 'naturale' nel senso di attività spontanea e informale di una persona senza formazione specifica che fa da tramite tra due persone incapaci di comunicare tra loro direttamente); (2) e (3) sono invece le forme più tipiche dell’interpretazione di conferenza nelle due modalità classiche di interpretazione consecutiva e simultanea.

Come si può vedere, le variabili che distinguono queste categorie e sono numerose, tali da configurare eventi comunicativi di volta in volta sostanzialmente diversi tra loro. Solo da un’attenta identificazione di queste caratteristiche si possono ricavare le coordinate che poi consentono studi analitici e soprattutto paragonabili delle singole occorrenze di interpretazione.

 

(vedi Tabella 1)

 

 

3. Il progetto di ricerca sull’interpretazione televisiva in Italia

 

La ricerca coordinata da Francesco Straniero-Sergio e Gabi Mack si configura come un progetto al tempo stesso editoriale e formativo. Le finalità che si propone sono quelle di

- costituire un corpus di occorrenze di mediazione linguistica e trasferimento interlinguistico nella televisione italiana;

- analizzarlo a fini descrittivi e didattici, ripercorrendo la storia dell'interpretazione in televisione (dallo sbarco sulla Luna ai funerali di Lady Diana, dalla conferenza stampa dell'ultimo GP di formula 1 alla partecipazione di Gorbaciov al festival di San Remo e alle "maratone" della Guerra del Golfo) e delineando l'evoluzione delle diverse modalità usate per gestire lingue diverse dall'italiano in tv (in simultanea, con prestazione solo "in audio", e in consecutiva, con presenza anche "in video"), ovviamente anche in relazione ai diversi generi televisivi (programmi d'informazione, di intrattenimento, grandi eventi);

- offrire, nei programmi curricolari dei corsi di interpretazione, moduli didattici sul Media Interpreting, nei quali utilizzare anche registrazioni di prestazioni autentiche di interpreti che hanno lavorato in televisione;

- raccogliere in un'opera collettiva i contributi di autori dalle competenze complementari sull'argomento allo scopo di definire lo statuto teorico dell’interpretazione televisiva nelle sue svariate forme, differenziandolo dalla tradizionale interpretazione di conferenza.

Sono stati raccolti e catalogati per ora oltre 500 esempi videoregistrati di interpretazioni trasmesse dalla televisione italiana dalla fine degli anni sessanta ad oggi, con durate da pochi secondi a diverse ore, effettuate da circa 100 diversi interpreti. La trasformazione del materiale in corpus vero e proprio, già intrapresa, si presenta tuttavia lunga e complessa (impossibilità di riconoscimento/informatizzazione automatica analoga all'ocr e conseguente necessità di trascrizione manuale; difficoltà di notazione per tratti soprasegmentali e relativi a qualità della voce; difficoltà di gestire supporti VHS/audiocassette; messa a registro e time coding precisi di righi paralleli; separazione fisica di varie voci sovrapposte ...); tuttavia le possibilità di ricerca si prospettano estremamente interessanti, vista la ricchezza del materiale che comprende, tra l’altro, testi paralleli (interpretati) in italiano e numerose altre lingue (inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo e sporadicamente anche altre lingue). Esiste anche la possibilità di creare sottocorpora comparabili (con testi ‘originali’ analoghi a quelli interpretati) nonché di suddividere il materiale per criteri diversi come data, tipologia di trasmissione e interpretazione, caratteristiche di oratori e interpreti ecc.

L’analisi del vastissimo materiale è ancora agli inizi; tuttavia si sta già delineando una gamma molto ampia di casistiche, di cui, a titolo esemplificativo, presenteremo qui due esempi:

- come la televisione fa a meno dell'interprete (vedi l’intervento di F. Straniero Sergio “I (Paolo) Limiti dell'interpretazione”)

- cosa può succedere quando la televisione non può fare a meno dell’interprete: il caso dell'evento mediale inatteso (vedi paragrafi 4 e 5).

 

 

4.1 L'interpretazione ai limiti - l'evento mediale inatteso

 

Come si è già detto, la varietà di trasmissioni e situazioni in cui la televisione fa uso di interpreti è quanto mai ampia. Una tipologia per molti aspetti diametralmente opposta a quella del talk show trattato nell’intervento di Francesco Straniero Sergio è l’evento mediale. Utilizziamo qui questo termine nell’accezione di Dayan e Katz (1993) come genere a sé stante di informazione di massa, riassunto dal suo carattere di competizione, conquista e/o incoronazione. Riguarda cioè eventi considerati in qualche modo storici e pretende di trasformare radicalmente l'esperienza della fruizione televisiva di routine, che generalmente tende a essere selettiva e di contorno. L'evento mediale richiede e riceve pertanto un'attenzione focalizzata; pur essendo (in genere, ma non sempre) pianificato, annunciato e pubblicizzato in anticipo, si svolge in diretta e per questo racchiude un certo margine di imprevedibilità. Lo spettatore è invitato a lasciarsi coinvolgere nella celebrazione dell'evento. Dayan e Katz definiscono l’evento mediale anche come cerimonia televisiva, televisione festiva o performance culturale. Gli autori americani citano come esempio di eventi tipo viaggi di personaggi pubblici (uomini politici, il pontefice), lo sbarco sulla luna, avvenimenti sportivi e politici come coppe del mondo, dibattiti elettorali o udienze in tribunale, nonché cerimonie degli Oscar, matrimoni e funerali. A questi esempi si possono aggiungere anche avvenimenti imprevisti, che per la loro gravità o eccezionalità vengono proposti senza pianificazione preliminare, ma con tutte le altre modalità dell’evento mediale.

Date queste caratteristiche, l’unico modo per consentire al pubblico televisivo di fruire, in tempo reale, anche della componente verbale dell’evento è l’interpretazione simultanea[9]. Per l’interprete, l’evento televisivo rappresenta una sfida spesso al limite delle possibilità, svolta in genere in circostanze quanto mai avverse, sotto tutti gli aspetti (cfr. Mack 2000):

-     situazione: interprete segregato da chi parla e da chi ascolta; concitazione e stress indotto dalla consapevolezza di lavorare in diretta televisiva;

-     partecipanti: molteplicità di partecipanti e ruoli off-line e on-line (necessità di lavorare in équipe);

-     status: l’interprete per convenzione usa la prima persona singolare, mettendosi nei panni dell’oratore che traduce, ma nello stesso tempo è solo una ‘voce invisibile’ e non ratificata come partecipante a pieno titolo;

-     scopi e fini: molteplici e potenzialmente in conflitto tra loro (oratore/i originale, giornalista/conduttore, responsabili del canale televisivo, tv come mezzo di comunicazione, interprete stesso …);

-     forma e contenuto del messaggio da interpretare: spesso imprevedibili e da affrontare senza preparazione specifica; testi spesso preparati in anticipo dagli oratori con conseguente maggiore densità di contenuto e rapidità di presentazione; impegno complessivo di durata limitata che non permette di ‘entrare nel discorso’;

-     chiave: indicatori limitati dalla situazione specifica in cui l’interprete lavora;

-     aspetti strumentali: input visivo e acustico limitati e spesso scadenti; possibilità di output solo acustico/vocale; mancanza di backchannel; attrezzature tecniche spesso inadeguate;

-     norme: turni dell’interprete eterodiretti; produzione dell’interprete vincolata per contenuto e forma a quanto detto dall’oratore; norme di qualità interiorizzate dall’interprete spesso in conflitto con quelle (presunte) del pubblico e con quanto è concretamente fattibile nelle circostanze date;

-     generi: cronaca che permette al pubblico di vivere in tempo reale eventi di svariata natura; per l’interprete spesso preavviso brevissimo, scarsa o nessuna possibilità di documentazione preliminare e/o briefing con l’oratore/gli oratori e gli altri partecipanti alla trasmissione.

 

4.2 La bibliografia sull’interpretazione televisiva: pregi, difetti e ideali

 

I primi scritti sull’interpretazione di conferenza risalgono all’immediato dopoguerra, quando la simultanea si diffonde rapidamente a seguito del suo uso massiccio (e amplificato dai media) al primo processo di Norimberga e nella neocostituita Organizzazione delle Nazioni Unite (1945/46). Negli anni settanta oltre ai professionisti-docenti si interessano a questo fenomeno anche alcuni psicologi, psicolinguisti e linguisti. L’istituzionalizzazione della formazione di interpreti a livello universitario porta inoltre alla stesura delle prime tesi e dissertazioni che hanno dato l’avvio alla ricerca più propriamente detta sull’interpretazione.

I primi articoli sull’interpretazione per i media appaiono sostanzialmente all’inizio degli anni ottanta e, salvo qualche raro accenno alla radio, riguardano sostanzialmente la televisione, e per lo più eventi mediali trasmessi in più di un paese. A nostra conoscenza solo due studi hanno per ora avuto per oggetto la percezione dell’interpretazione da parte del pubblico, le sulle aspettative e quelle di altri utenti dell’interpretazione televisiva (Kurz in Kurz & Pöchhacker 1995, Kurz 1996 ed Elsagir 1999).

 

Molto più numerosi sono gli articoli genericamente descrittivi o prescrittivi sulle caratteristiche dell’interpretazione televisiva, alla quale in genere si applicano i criteri di qualità utilizzati da precedenti studi sull’interpretazione di conferenza.

Interessanti risultano soprattutto le affermazioni sulle (vere o presunte) caratteristiche dell'output dell'interprete televisivo, riassunte nelle tabelle 2 e 3. Va fatto notare che provengono raramente da interpreti, bensì da commentatori di varia natura come ricercatori sulla televisione in Europa, esponenti di enti televisivi e giornalisti [10]. Tra i difetti rilevati spicca il fatto che il parlato degli interpreti simultanei in televisione sarebbe contraddistinto da un'intonazione peculiare, considerata di disturbo per la fruizione del pubblico televisivo; come pregi si esaltano invece la rapidità di esecuzione e la freschezza del parlato spontaneo. Questi giudizi tuttavia non sono in genere suffragati da studi specifici. Numerose sono infine le elencazioni generiche delle caratteristiche e qualità ideali che una buona interpretazione televisiva dovrebbe presentare, spesso da autori che praticano o coordinano loro stessi l’interpretazione televisiva[11] (tabella 4).

 

Tabella 2: Difetti dell'interpretazione in TV

- parlato cadenzato, esitante; interruzioni e intervalli tra singole parole, vocali allungate, parole ‚stiracchiate‘

- tono monotono, innaturale, piatto, annoiato

- parole ‚biascicate‘, voce ansimante o balbettante

- agitazione

 

- attenuazione dell’enfasi o addirittura censura del contenuto

- effetto fuori sincro

- problemi di velocità e concisione

- capacità di lavoro/periodo di attività limitato

 

- difficoltà per lo spettatore di identificare l'autore dell'enunciato (voce invisibile)

- impossibilità di sentire l'originale

 

A questo proposito appare interessante un confronto con le risposte aperte di un campione di spettatori tedeschi, riportate in Elsagir 1999, sui fattori di maggiore disturbo nella fruizione di due esempi di simultanea televisiva (N = 52 risposte). Nell’ordine, vengono menzionati

a)      problemi di natura tecnica relativi a una delle due interpretazioni (22 risposte su volumi/bilanciamento di originale e interpretazione)

b)      preferenze personali del rispondente (8 risposte su ‘atmosfera’ e giudizi di valore generici)

e solo dopo sono tematizzate caratteristiche intrinseche delle due prestazioni, ovvero

c)      voce inadatta (5); troppe pause/forte frammentazione (4); monotonia (4); concitazione/agitazione (3); ritardo (2); uso di riempitivi (2); autocorrezioni (2) (= 22 menzioni su un totale di 52)

 

 

Tabella 3: Pregi dell'interpretazione in TV

- immediatezza, spontaneità e vivacità del parlato

- mimica dell’interprete che aiuta a capire

 

- autenticità che accresce la credibilità del mezzo

- maggiore visibilità e attenzione per l'interpretazione e quindi per la categoria.

 

Elsagir 1999 a questo proposito riporta come risposte aperte sulle caratteristiche più apprezzate degli esempi sentiti (N = 78 risposte):

a)      ancora una volta giudizi di valore e preferenze personali (18)

b)      voce gradevole (18); fluente (12); prosodia buona (8); scelta delle parole (7); vivacità (4); rapidità (4); pronuncia chiara (3) (= 56 menzioni su un totale di 78). L’unico aspetto tecnico menzionato in questo contesto era la buona udibilità dell’originale (4).

 

 

Tabella 4: Caratteristiche dell'interpretazione televisiva ‘ideale’

-          intelligibilità/ascoltabilità ottimale, anche a costo di una minore completezza

-          massima chiarezza (scelta di parole senza omonimi)

-          capacità di garantire il trasferimento sia linguistico che culturale, padroneggiando tutti i livelli lessicali: quello internazionale, generale, specifico nazionale nonché quello relativo alla cultura popolare e agli avvenimenti di cronaca

-          capacità di fornire informazioni supplementari per risolvere eventuali ambiguità in caso di differenze socioculturali (‘compensatory translation’)

 

-          osservanza delle regole del parlato televisivo in termini di qualità della voce, intonazione, pronuncia e fluidità di presentazione

-          assenza di esitazioni e ripensamenti, forbitezza del linguaggio, assenza di particolari inflessioni, voce impostata

-          possibilmente corrispondenza con la voce dell’oratore tradotto per corrispondenza sesso, età, tipo di voce, temperamento; principio “un personaggio, un interprete”

-          non perdere di spontaneità anche nella simultanea semi-preparata

 

-          massima riduzione del décalage, soprattutto verso la fine del turno; per contro, attesa iniziale che permette al pubblico di ascoltare le prime battute in lingua originale

-          massima sincronia dei segmenti del testo d'origine con quelli del testo d'arrivo (da non confondere con la sincronia labiale)

-          capacità di adeguamento allo stile dell'oratore

-          capacità di gestire la ridondanza intersemiotica del messaggio audiovisivo (coordinazione con le immagini)

-          capacità di preparare se necessario testi in proprio (!)

-          dimestichezza con le nuove tecnologie

-          disponibilità alla cooperazione con tecnici e altri personaggi coinvolti nella trasmissione.

 

Come si può vedere, gli ‘addetti ai lavori’ tendono ad ampliare il discorso ad aspetti comunicativi e culturali e all’apporto specifico dell’interprete al prodotto televisivo, dando quasi per scontate caratteristiche riassumibili come qualità della voce e della presentazione. Le osservazioni dei fruitori si concentrano invece a vario titolo su aspetti tecnici dell’ascolto e peculiarità del parlato del (singolo) interprete preso come riferimento. Alla luce di queste osservazioni è comunque evidente che l’aspetto vocale-soprasegmentale è parte inscindibile della percezione del parlato dell’interprete - tanto più nella simultanea televisiva, dove per il telespettatore l’interprete è solo una voce. Acquistano interesse in questo contesto alcuni studi sul parlato dell’interprete sui quali per motivo di spazio non è possibile soffermarsi qui ma che, pur da punti di vista diversi, sembrano corroborare la tesi della ‘peculiarità’ del parlato dell’interprete (Strolz 1992 e 1997; Shlesinger 1994; Liebig 1994; Williams 1995; Marello 1988).

 

 

5.1 Un esempio di interpretazione per un evento inatteso in tv

 

Per saggiare fino a che punto le considerazioni contenute nella letteratura si applicano all’interpretazione di eventi mediali alla televisione italiana si sono analizzati due spezzoni lunghi 3 e 3,5 minuti ripettivamente, registrati in sequenza la sera del 16.12.98, esattamente come li avrebbe potuti vedere un telespettatore munito di telecomando. Si tratta dell’annuncio del primo ministro britannico Tony Blair del bombardamento anglo-americano in corso su Baghdad. Alla notizia, battuta dalle agenzie e data con sottotitoli in sovrimpressione alle trasmissioni in corso verso le 22:50 ca., erano statze dedicate edizioni speciali dei notiziari TG1 e TG2. Alle 23:25 ca. la dichiarazione di Blair, diffusa nel circuito internazionale dalla CNN, è stata trasmessa con interpretazione simultanea da RAI 1 (spezzone 1) e, in leggera differita e solo parzialmente, anche da RAI 2 (spezzone 2). A questi esempi è stato accostata una terza registrazione (spezzone 3) con la simultanea di un’intervista per Rai News 24 trasmessa il 27.9.99 da RAI Sat News (3 minuti scarsi). Pur non trattandosi di un evento vero e proprio, questo ulteriore paragone ci è parso interessante per vari motivi. Presenta infatti alcuni importanti tratti comuni con i primi due esempi: coppia di lingue e direzione (inglese in italiano), trasmissione in diretta senza rete, oratore noto, benché altre caratteristiche siano notevolmente diverse da quelle del primo esempio.

E’ ovviamente superfluo sottolineare che le osservazioni fatte su singole prestazioni di singoli interpreti non possono costituire altro che spunti e idee da analizzare poi su un corpus rappresentativo.

 

5.2 Le indicazioni della letteratura

 

Riassumendo le indicazioni riportate in letteratura, l’interpretazione televisiva sarebbe caratterizzata come tale non solo dalla particolare messa in scena (eventuale tematizzazione da parte di presentatore, sovrapposizione di due voci che parlano lingue diverse), ma anche da una prosodia peculiare, di cui uno dei tratti intuitivamente più evidenti sarebbero le pause (lunghezza, posizione, ‘fillers’), gli allungamenti vocalici, le riprese e le autocorrezioni e i segni di concitazione.

Questa osservazione sembra confermata in pieno dai primi due spezzoni, in modo meno netto dal terzo[12]:

(1): pause lunghe e in posizione sintatticamente non giustificata (interruzioni - r. 1-2, 4), pause piene (r. 2, 4, 16), ripresa identica di parole troncate (balbettio - r. 2, 6, 16), respiro udibile (affanno - r. 6, 13/14, 17), battito contro il microfono (r. 6)

(2): pause lunghe e in posizione sintatticamente non giustificata (r. 6, 7, 18), pause piene (r. 10), vocali allungate (r. 4), ripresa identica di parole prima troncate (r. 3, 17, 19), respiro udibile (r. 6)

(3): pause piene (r. 24), allungamenti vocalici (r. 20/21), respiro udibile (r. 4, 6, 7, 21, 23, 24, 27, 32, 36)

 

5.3 ... e altre particolarità che colpiscono

In (1) il tentativo di concentrare il parlato nelle pause dell'oratore e la perdita di elementi dell'originale durante la fase di produzione, ben percepibile e confermato da segni di agitazione; alcune affermazioni incongrue (r. 4/5, 7)

In (2) le frequenti riformulazioni senza miglioramenti di contenuto o stile (r. 15, 18/19), l’uso dei tempi verbali disorientante (r. 2, 12, 17/18), il lessico inappropriato o pretenzioso (r. 1/2, 3/4, 6/7, 8/9, 10)

In (3) assenza di pause lunghe; poco décalage iniziale (r. 3, 20, 31); praecchio décalage finale (r. 8, 27, 36); riempitivi tipici del parlato informale (r. 4/5 dobbiamo dire, tutto sommato, in effetti, dobbiamo considerare, il motivo per cui ... è ...; r. 7 in effetti, come ricorderete; r. 21/22 (in concomitanza con allungamenti vocalici) in effetti dobbiamo dire che; appunto; quello che ... è che; r. 24/26 ecco che quindi; appunto; dobbiamo dire che in effetti; dobbiamo dire che tutto sommato; r. 31/32 dobbiamo dire che in effetti; sapete; r. 34 appunto; si tratta di una questione che riguarda; in particolare; r. 36 quindi quello che si farà sarà; fare in modo in qualch- in un certo senso. In generale il parlato di quest’interprete è percepito al semplice ascolto come molto veloce, ma con un rapporto tra parole semanticamente ‘pesanti’ e riempitivi più basso degli altri due esempi.

 

 

6. Conclusione

 

Da quanto esposto sopra, appare evidente che le caratteristiche peculiari di un discorso televisivo interpretato, anche a parità di gran parte delle componenti dell’evento comunicativo, e pur presentano anche alcuni aspetti ricorrenti, possono essere molto diverse tra loro.

E‘ stato confermato che vi si riscontrino pause anomale, allungamenti vocalici, riprese con e senza correzioni e segni di concitazione; non per questo ci sentiamo però di sposare in toto la tesi che il parlato dell’interprete colpisca come ‚innaturale‘ perché diverso da quello di annunciatori e giornalisti, che, leggendo in genere dal ‚gobbo‘, costituirebbero lo standard ideale di riferimento. Al contrario, fenomeni come la ripresa identica di parole prima troncate, allungamenti vocalici di attesa e pause piene si riscontrano in abbondanza anche nelle domande del giornalista italiano che conduce la mini-intervista dello spezzone (3).

 

I tre spezzoni analizzati, pur nella loro brevità e selezione del tutto fortuita, sembrano suggerire piuttosto tre modi di operare molto diversi tra loro:

(1) un‘interpretazione ‘naturale’, caratterizzata dalla tendenza evidente di elaborazione sequenziale con fasi quasi esclusive di ascolto – ripetizione – nuovo ascolto, che per la produzione sfrutta soprattutto le pause nel parlato originale. Una volta compreso un ‚chunk‘ dell‘originale, l‘interprete lo traduce, ma mentre parla non sente (tutto) il chunk successivo; quindi deve aspettare fino ad avere di nuovo un’unità elaborabile. Questa tecnica porta a pause a volte lunghe svariati secondi, che danno l’impressione della perdita di informazioni anche in presenza di riassunti e generalizzazioni a volte ben riusciti. La prosodia, per contro, suona tendenzialmente naturale, ed è rilevabile lo sforzo di combattere le interferenze, anche con il ricorso ad autocorrezioni;

(2) un‘interpretazione ‘di scuola’, caratterizzata da un’intonazione più 'innaturale'. La tecnica di gestione di tempi e difficoltà varie, connesse anche con la densità semantica del testo, sembra andare a scapito dell'eleganza di presentazione e formulazione (nonostante uno sforzo a livello lessicale che a volte suona pretenzioso). Tra i tre esempi, è quello che maggiormente sembra avvicinarsi allo stereotipo descritto in letteratura;

(3) un‘interpretazione più ‘mediatica’, caratterizzata da un flusso quasi ininterrotto del parlato. Sembra in atto una strategia deliberata per non lasciare pause nell’attesa che si dipani il filo del discorso originale, neppure all’inizio degli interventi; eventuali momenti di attesa sono riempiti con elementi ridondanti o neutri tipici del parlato informale.

 

Questi scarti, al di là delle differenze di formazione e idiosincrasie personali, sembrano correlata almeno in parte alle priorità che l’interprete si pone nel suo lavoro - se cioè decide di prestare la massima attenzione alla continuità e scorrevolezza del parlato, oppure alla precisione e completezza del contenuto semantico. Potrebbe celarsi qui un conflitto (esplicito o latente) tra l’ideale di interprete ‘fedele’, tuttora un obiettivo dichiarato della formazione dei giovani interpreti, e la (presunta) richiesta del pubblico televisivo di un parlato ‚telegenico‘, a prescindere dalle difficoltà intrinseche di ogni mediazione interlinguistica che vanno a sommarsi a quelle tecniche peculiari dell’evento comunicativo televisivo. Si apre qui un campo d’indagine ampio e affascinante, la cui esplorazione è appena iniziata.

 

 

NOTE

[1] L’interpretazione simultanea e quella consecutiva svolte da professionisti che hanno avuto una formazione specifica ricade per convenzione nell’iperonimo ‘interpretazione di conferenza’.

[2] La letteratura riporta casi strabilianti di consecutive di un’ora fatte senza l’ausilio di note (Herbert 1978), ma nella prassi professionale e di conseguenza nella didattica raramente oggigiorno si va oltre i 10-15 minuti di durata.

[3] assicura "la comprensione informale per piccoli gruppi di persone, con esclusione delle tecniche di interpretazione simultanea o consecutiva" (AITI s.d.).

[4] per es. in strutture sanitarie o assistenza linguistica per i contatti con istituzioni.

[5] = interpretazione di videoconferenza multilingue senza visuale diretta né sull’oratore né sugli ascoltatori (AIIC s.d.).

[6] una figura prevista dalla legge quadro per il turismo.

[7] vedi Avantielenco dell’Elenco abbonati Telecom.

[8] da Hymes 1974; la numerazione delle categorie elencate corrisponde a quella di Hymes, che inizia la sua dissamina con Act sequence.

[9] E’ interessante notare che la letteratura colloca il primo esempio di interpretazione assimilabile a questo genere già nel 1934, quando un discorso di A. Hitler interpretato in simultanea fu trasmesso dalla radio francese (Skuncke 1989).

[10] sinossi di osservazioni contenute in Bemporad 1997, Daly 1985, Laine 1985, Luyken et al., 1991, Pönniö 1995.

[11] sinossi di osservazioni contenute in Alexieva 1997, Kurz & Bros-Brann 1996, Kurz & Pöchhacker 1995, Mizuno 1997, Moreau 1995, Pinhas 1974. Può essere letta come una sintesi (polemica o rassegnata?) del punto di vista dell’interprete l’affermazione "Ideally, a television interpreter should be able to work at supersonic speed, giving the correct meaning while using the correct style and tone" in Bros-Bran 1994.

[12] i numeri tra parentesi si riferiscono alle righe della trascrizione, non allegata per motivi tecnici.



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